Scialli femminili di Tunisia
1. Lo scialle femminile nell’Arte Tessile di Tunisia
Lo scialle è un tessuto che le donne Tunisine indossano a copertura delle spalle; a volte è molto ampio, sovrapposto sul davanti: una specie di mantella che le copre da capo a piedi.
Sebbene anche le élites cittadine del nord del paese abbiano tessuto e indossato scialli di rara bellezza, spesso in sete e colori sofisticati, la tradizione di tessere gli scialli era più diffusa presso le tessitrici di etnia Berbera delle regioni montagnose a sud di Gabes (Jabaliya) e quelle di etnia Araba del Sahel, una regione a nord di Sfax che comprende i centri di El Jam e Jebeniana, dove in prevalenza si producevano scialli in lana.
Per altro, in relazione a questi due gruppi culturali, malgrado la differenza di etnia, le composizioni ed i motivi dei disegni dei tessuti erano molto simili, poiché gli Arabi giunti in Tunisia nel XIV° secolo, dopo aver passato almeno trecento anni mescolati ai Berberi della Tripolitania, ne avevano assimilato in buona parte usi e costumi.
Purtroppo sono assai scarse le informazioni circa la produzione e l’uso degli scialli femminili tunisini, poiché la bibliografia in lingua Italiana è pressoché inesistente ed anche quella in lingua straniera è decisamente ridotta. Per questa ragione manca, oggi, un adeguato apprezzamento di questo manufatto, che in Tunisia, più che altrove, è probabilmente l’espressione più alta dell’ Arte Tessile, non solo tribale.
Si deve molto invece al lavoro di alcuni mercanti che con intuito, gusto, passione e competenza, hanno raccolto in loco esemplari di pregio e li hanno sottratti all’oblio e presentati al mondo del collezionismo occidentale e all’attenzione di altri mercanti e studiosi, che ne hanno indagato bellezza e valore.
Esaminando più da vicino le varie tipologie degli scialli tunisini, ci troviamo al cospetto di una tessitura piana che merita un posto di rilievo tra i manufatti della tessitura tribale del Nord Africa, non soltanto per singolarità e qualità tecnica, o per virtù estetiche, ma soprattutto per la valenza antropologica, ovvero la capacità di testimoniare, tramandare, svelare i fondamentali riti di passaggio della cultura che li produce.
Non meri accessori di abbigliamento, sarebbe una lettura riduttiva della loro importanza sociale (ed una lettura eurocentrica), questi tessuti sono piuttosto veri documenti di identità, attraverso cui le donne dichiarano età e status sociale ( grazie al colore ), tribù di appartenenza (attraverso i segni grafici), abilità tessile (con la minuzia del disegno).
Nel caso, per esempio, di giovani donne in età da marito, la bellezza del loro scialle anticipava, oltre alla capacità tecnica, il grado di prestigio del loro futuro matrimonio, l’entità della dote e molte altre informazioni.
E’ nostra convinzione che nell’Arte Tessile Tribale la capacità di narrare di un oggetto sia una caratteristica fondamentale del suo valore, quasi sempre il fondamento della sua eccellenza tecnica ed estetica.
“Dal punto di vista estetico paiono opere raffinatissime, assolutamente contemporanee, vicine alla sensibilità di molti artisti moderni ”(...) la straordinaria drammaticità dei migliori bakhnoug Tunisini è fatta dai minuscoli graffiti di lino bianco che siglano marginalmente un campo nero o porpora, che richiamano i graffiti sulle rocce dell’ Africa nord occidentale, ma anche tutta l’ opera fotografica attuale, ispirata ai codici genetici” (Percorsi d’Africa, a cura di Chiara Battini e Arianna Sardella Yeh, Milano 2008, Nader-Gruppo Immagine).
Purtroppo la realizzazione di questi veri e propri oggetti d' arte non viene quasi più eseguita, con eccezione di alcune meritorie cooperative artigianali, che però hanno snaturato il carattere di questi tessili, rendendoli quasi seriali, destinati ad un pubblico composto più da turisti che da compratori locali, ed anche le stesse donne Tunisine hanno quasi del tutto smesso di indossarli.
Ogni cultura tribale sembra dissolversi velocemente appena impatta con una informazione globale (radio, televisione, telefono).
“La consapevolezza che a poche ore, o anche a poche giornate di viaggio, sia possibile reperire, in grandi mercati, gli oggetti d’uso comune disincentiva un lavoro di mesi al telaio per produrli, e corrode le abilità che sarebbero necessarie per continuare a tessere anche quegli oggetti destinati alle speciali occasioni cerimoniali” (Chiara Battini, Tessuti tribali dell’ Africa Settentrionale lntervento alla Mostra Tessile di Sartirana 2008).
A maggior ragione pertanto gli esemplari superstiti acquistano significato anche dal punto di vista storico.
2. Tipologie di scialli.
Gli scialli femminili che si tessevano in Tunisia hanno nomi diversi che dipendono dalla zona di produzione, dalla dimensione, dall’uso per il quale venivano prodotti, e anche dallo status sociale di chi li indossava!
Nell’ area denominata Jabaliya (dal termine jebel che significa montagna), nella parte meridionale della Tunisia, ne venivano tessuti di straordinaria finezza e bellezza chiamati secondo la loro dimensione: bakhnoug, tajira e keftiya.
Questi tre pezzi, che potevano essere portati insieme o separatamente, sono i tre più importanti scialli femminili tunisini in lana.
Ma è il bakhnoug lo scialle femminile tunisino per eccellenza.
2.1. Scialli principali
Il bakhnoug ha una forma rettangolare, di circa un metro di larghezza per due metri di lunghezza, serviva per coprire sia la testa che le spalle e veniva tessuto con lana di grande qualità di colore bianco (rarissima la nera) e decorato per intarsi di cotone o lino bianco.
Esiste in versione rosso, blu scuro ( raramente nero) oppure lasciato bianco poiché, come abbiamo detto, i differenti colori corrispondevano alle differenze di età e status sociali di chi lo indossava.
Più precisamente le giovani ragazze indossavano bakhnoug bianchi, le giovani donne quelli rossi, mentre le donne più anziane i blu (o neri).
Gli scialli erano usati prevalentemente d’ inverno, ma anche in occasione di visite o di cerimonie (matrimoni, nascite, circoncisioni ed altri)e festività; e questo sia per esibire orgogliosamente i propri meriti di tessitrici, sia per propiziarsi gli eventi.
I motivi principali che troviamo raffigurati sui bakhnoug, molto geometrici e astratti, sono motivi piccoli e semplici: punti, strisce, zig-zag, diamanti, triangoli, serpenti, gioielli, tatuaggi, scorpioni … e sono simili in tutte le regioni, anche se la loro distribuzione ed associazione nel disegno varia da zona a zona.
Si tratta di un alfabeto attraverso il quale si compongono dichiarazioni di appartenenza, di fede, ma anche messaggi di auguri e speranza, in ossequio ad una forma di pensiero magico.
Il campo centrale può essere vuoto, con un solo motivo ricamato, oppure ornato con una fila di motivi; normalmente i quattro lati sono sempre ricamati.
Nella zona della cittadina di Matmata veniva realizzata una variante di bakhnoug che prevedeva alle due testate di uno scialle, normalmente blu scuro, una zona con macchie circolari di colore rosso e il bordo bianco ottenute con una tintura a riserva. (Per tintura a riserva si intendono tutti i metodi di tintura parziale che permettono, tramite impermeabilizzazione con cere od altri materiali oppure con legatura con legacci o spaghi, di preservare una parte di tessuto in modo che il colore della tintura non possa penetrare ottenendo così disegni o variazioni di colore).
La Tajira è uno scialle rettangolare o quadrato che misura da 100 a 110 cm. di larghezza e da 100 a 150 cm. di lunghezza, diffuso nelle regioni meridionali di confine con l’Algeria .
Normalmente di colore rosso, o rosato (dopo l’introduzione dei coloranti chimici), il lato inferiore con frangia, i laterali ricamati con motivi prevalentemente in bianco e nero, il lato superiore ricamato con motivi policromi o a strisce.
Spesso i ricami e la frangia inferiore sono in seta.
Viene messo sul capo per evitare di sporcare il bakhnoug con gli unguenti usati dalle donne per la cura dei capelli.
I motivi più comunemente ricamati sono differenti da quelli del bakhnoug perché a prevalenza zoomorfi o antropomorfi: pesci, figure umane, altri animali, palme.
Come per i bakhnoug anche le tajira della zona di Matmata potevano avere, dal lato delle frange, una zona con piccole macchie colorate di giallo, arancione o rosso ottenute sempre con il metodo della tintura a riserva.
La Keftiya, il più piccolo degli scialli per coprire le spalle, ha forma rettangolare, misura circa cm. 30 di larghezza e cm. 100 di lunghezza e serviva, come la tajira, a proteggere i vestiti delle donne dagli oli per capelli.
Era di norma rossa ed aveva sulle testate bande di motivi in bianco e nero assai simili a quelli dei bakhnoug.
La keftiya è in effetti, dal punto di vista estetico, un piccolo bakhnoug, e ne esiste una deliziosa variante con macchie circolari gialle o arancioni tinte a riserva.
2.2. Scialli minori
Nell’ area dello Sahel lo scialle femminile più usato si chiamava Mouchtiya o Mustiya, destinato soltanto alle donne maritate. La sposa poteva ornarsene infatti a partire dal settimo giorno di matrimonio.
Il mouchtiya misura circa cm. 120 di larghezza per cm. 240 di lunghezza e veniva indossato dalla testa ai piedi, per uscire di casa, a guisa di palandrana sopra gli abiti.
Ciò riflette la composizione etnica prevalentemente araba della zona, che in prevalenza osserva quei precetti musulmani che consigliano alle donne di coprirsi, così che la bellezza resti in dono esclusivo al proprio marito.
Il colore del fondo era rosso con un disegno molto complesso su tutto la superficie che prevedeva bande nere con motivi bianchi e rossi larghe alcuni centimetri alternate a bande rosse con motivi neri e divise da righe nere e bianche.
Nella parte centrale c’ erano delle zone più ampie ornate con motivi in nero e righe bianche verticali.
I simboli più rappresentati sono serpenti, zig-zag, lanterne, piccoli uccelli… apparentemente posizionati a caso sul campo del disegno, a volte in compresenza con le piccole macchie di colore arancione circolari della tintura a riserva.
Sebbene a volte le tessitrici non sappiano render conto dei significati di molti disegni, è probabile che in origine essi corrispondessero a pratiche magiche e che una disposizione di simboli piuttosto che un’altra fosse ritenuta benaugurale.
Infine, tra gli scialli minori, ricordiamo l’ Ajar e il Mendil.
L’ajar è un tipo di scialle che veniva usato dalle ragazze dell’ area di Jebeniana che misura circa cm. 150 di larghezza per cm. 80 di lunghezza; in genere di colore rosso ( raramente rosso e nero) , aveva bande trasversali decorate con i classici motivi alle testate.
Le ragazze della zona di El Jam indossavano invece uno scialle chiamato Mendil. Anche questo rosso e decorato da piccole bande nere con motivi bianchi sulle testate e, qualche volta, anche al centro.
La sua dimensione era molto variabile: infatti poteva essere più piccolo di un Ajar ma anche più grande di una Mouchtiya.
3. Tessitura e tinteggiatura
Ancora diffusi in differenti aeree del paese sino agli anni settanta circa, soprattutto in quelle meno urbanizzate del Sud e della zona di confine con la Libia, così come nelle aree rurali del centro nord, gli scialli femminili erano tessuti sui classici telai verticali, ovvero il tipo di telaio più comune in tutto il Nord Africa.
Ciò vale anche per gli scialli in seta, delle élites urbanizzate del nord, che sono restati esclusi dalle nostre considerazioni.
Per i soli scialli in lana invece era in uso sino alla fine del secolo XIX un telaio verticale più arcaico, che impiegava dei sassi per tenere in tensione gli orditi.
Gli scialli, data l’importanza che avevano, venivano tessuti dalle donne utilizzando le migliori qualità di lana di pecora a loro disposizione, che veniva lavorata a lungo in filati sottilissimi, molto ritorti.
Altri filati in uso, per le decorazioni, erano il cotone, il lino e piu’ raramente la seta, tutti filati prodotti localmente fino alla fine del XIX° secolo.
La porzione decorata era ottenuta con differenti tecniche: a volte per trame supplementari (bakhnoug e ketfyia), a volte per ricamo (tajira), a volte per piccole zone tinte a riserva.
Per la tintura dei tessuti venivano usati dei coloranti naturali, cioè derivanti da piante, vegetali od insetti. Ciò avveniva grazie ad efficaci tecniche artigianali tramandate di generazione in generazione, a cui le donne anziane introducevano le più giovani; i colori naturali erano ottenuti con molto tempo e lavoro e poiché non tutte le donne avevano la stessa abilità, a volte erano venduti ad altri clan, a caro prezzo.
Soprattutto i colori finali non uscivano mai uguali a se stessi, ma risultavano in differenti nuances, spesso ancora visibili sugli scialli, il che fa supporre che lo stesso colore in preparazione per un pezzo, venisse lavorato in piccoli recipienti.
Una importante caratteristica tecnica, nella realizzazione degli scialli, consisteva nel fatto che la tintura della lana avveniva, nella maggioranza dei casi, successivamente alla realizzazione del manufatto.
Normalmente nella produzione di manufatti simili, in altre culture, le lane utilizzate vengono prima tinte e poi tessute, intrecciando fili di colori diversi per ottenere il disegno finale.
Nella realizzazione degli scialli tunisini, invece, le donne lavorano al telaio la lana nel suo colore naturale intercalandola con il cotone o lino bianco naturale (tecnica della trama supplementare) oppure ricamando sopra in un secondo momento con cotone o lino.
La difficoltà a realizzare dei disegni complessi e molto fini è pertanto notevole e pari alla maestria di queste donne, che a occhio nudo mal distinguevano i differenti filati (quello di fondo e quello di decorazione) e quindi il disegno in cotone dal campo in lana; in effetti si dice che tessessero a memoria e per mano sottile!
Una volta finito, il pezzo veniva tinto solitamente in rosso (colore dominante) e le pari in lana bianca assumevano questa colorazione mentre i decori in cotone o lino rimanevano bianchi, dato che il cotone non assorbe quei coloranti naturali.
Nel caso di bakhnoug bianchi invece si provvedevano decori in filati colorati, come colorati erano i fili di seta con cui si ricamano le tajira.
Abbiamo visto inoltre che esistono scialli che presentano piccole macchie circolari di colore giallo o arancione, tinte a riserva.
Le donne di Matmata legavano piccoli sassi, od oggetti sferici, nella parte di tessuto prescelta, che veniva successivamente immersa in un bagno di colore (metodo tie-dye) così che apparissero poi le forme tondeggianti di quel colore (giallo o arancio) circondate da un bordo di differente colore (in corrispondenza del legaccio)
I motivi di questa pratica sembrano sconosciuti alle stesse tessitrici, molto probabilmente aveva, in tempi remoti, speciali significati magici.
4. Scialli femminili
Chiamarli scialli femminili sembra ben adeguato, poiché in Tunisia, in relazione alle comunità citate in questo articolo, la tessitura e la tinteggiatura erano prerogative solo femminili differentemente da altre zone pre-sahariane dove queste mansioni erano svolte anche o solo dagli uomini.
Le donne uscivano raramente di casa; le giovani mogli o le figlie non maritate abitavano infatti il retro delle abitazioni (tende o capanne) insieme ai maschi giovani in età pre-puberale, nella stessa area dove si tenevano gli animali posseduti dalla famiglia.
La vita delle donne era dedita alla famiglia e alle attività domestiche (macina da farina, cucina, bucato, governo delle bestie, manutenzione di un piccolo orto ove presente, tessitura). Le attività sociali femminili erano assai ridotte, spesso svolte all’interno di una abitazione o appunto in questa area esterna tergale (sostanzialmente connesse alla tessitura: si tesse in gruppo, si insegna alle donne più giovani).
I maschi giunti all’età matura si spostavano all’esterno, affiancando il padre nel lavoro e nelle attività sociali, che erano prerogativa soltanto maschile.
Le figlie femmine passavano nella abitazione del marito dopo il matrimonio.
Presto o tardi una donna restava praticamente sola all’interno delle mura domestiche, solo a volte affiancata da mogli più giovani (comunità islamiche che praticavano la poligamia), ed era a questo punto della sua vita che aveva maggior tempo da dedicare alla tessitura per sé e per le figlie e nipoti.
La tessitura era per altro l’unica attività creativa tra quelle che le donne erano autorizzate a fare. Ci piace supporre che una donna matura, sopravvissuta alla durezza delle misere condizioni di vita, avesse finalmente una piccola quota di se disponibile, un tempo privato in cui esprimersi come essere umano, al di là dei doveri nei confronti della sua comunità, liberamente…tessendo.
E ciò sembra curiosamente connesso al fatto che i bakhnoug più fini, più sofisticati, siano i neri o blu scuro (quelli per le donne mature).
E’ vero dunque che gli scialli tunisini sono uno strumento prezioso per indagare la complessità socio-culturale di un tipo di comunità e di società quasi dissoltesi, testimoniando un tempo ormai perduto, di un buon tempo, declinato al femminile.